Buoni fruttiferi postali

Sempre più spesso si sente parlare dei Buoni Fruttiferi Postali e soprattutto delle numerose problematiche che tantissime persone stanno riscontrando nel momento in cui si trovano a voler riscuotere la somma di denaro che gli era stata promessa.

In quanto Avvocato esperto in tematiche legate ai Buoni Fruttiferi Postali ho aiutato tantissimi risparmiatori, titolari di buoni fruttiferi delle serie “O”, “P”, “Q/P”, “Q” , “A1”, a risolvere i loro problemi e a ottenere ciò che spettava loro.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente anche tu ti ritrovi in una situazione simile alla loro e hai bisogno del mio aiuto!

Ecco perchè ti consiglio la lettura di questo articolo, in modo da poterti chiarire ogni dubbio circa i buoni fruttiferi postali e quelli che sono i tuoi diritti.

Tu o la tua famiglia possedete uno o più buoni fruttiferi postali e volete ottenere la giusta somma che vi spetta?

Cosa sono i Buoni Fruttiferi Postali

Quando parliamo di Buoni Fruttiferi Postali (spesso chiamati anche “bfp”) ci riferiamo a dei prodotti di investimento finanziario italiani.

Essi costituiscono, insieme ai libretti di risparmio postale, il cosiddetto risparmio postale e si presentano in due diverse forme:

  • nella forma tradizionale cartacea (titoli cartacei)
  • nella forma dematerializzata (registrazioni contabili di un credito in favore del titolare nei confronti dell’emittente)

I buoni postali fruttiferi (BPF), sono stati introdotti nel nostro ordinamento con d.l. 16 dicembre 1924 come forma di finanziamento dello Stato alternativa ai buoni del tesoro, nominativi e rimborsabili a vista.

Fin da subito sono stati particolarmente apprezzati dagli italiani proprio per la loro semplicità e chiarezza:

  • Sul fronte del buono sono riportati importo investito e intestatari
  • sul retro sono indicati i rendimenti dei vari anni, le somme dovute e gli anni di durata dell’investimento.

Proprio per tutte queste ragioni, negli anni ‘80 questi buoni postali erano molto in voga anche perché garantivano altissimi rendimenti addirittura fino a 30 anni dopo.

Grazie agli alti rendimenti previsti, era necessario investire anche solo 1000, 2000 o 5000 lire, per ritrovarsi negli anni successivi con somme davvero importanti.

I buoni postali possono essere riscossi solo dagli intestatari, anche prima della scadenza oppure dopo il termine di scadenza, cioè quando non sono più fruttiferi (e quindi non producono più interessi) entro dieci anni dalla loro scadenza.

In questi anni, molti di questi buoni fruttiferi postali sono scaduti o in scadenza (art. 175 Codice Postale: “possono essere riscossi entro la fine del trentesimo anno solare successivo a quello di emissione”).

Quello che succede sempre più spesso è che, quando figli e nipoti dei titolari dei buoni fruttiferi postali vanno finalmente in Posta a riscuotere la somma che gli spetta, si ritrovano a vedersi corrisposta una cifra molto più bassa di quella che credevano gli spettasse.

Ma perchè è possibile ritrovarsi in questa situazione?

Nei prossimi paragrafi ti spiegherò tutto e ti dirò anche come muoverti se ti ritrovi in questa spiacevole situazione.

Il decreto del 13 giugno 1986: i nuovi Buoni Fruttiferi Postali serie Q

Moltissime persone a partire dagli anni Ottanta, hanno sottoscritto buoni fruttiferi postali della durata di trent’anni proprio in virtù degli alti rendimenti promessi.

Il problema nasce dal fatto che queste persone non sono state informate che i rendimenti riportati nel retro dei buoni fruttiferi avrebbero potuto essere modificati con un’apposita norma.

La legge, già prima degli anni Ottanta, prevedeva infatti che lo Stato avrebbe potuto modificare il rendimento dei buoni fruttiferi postali già emessi.

Il Codice Postale (d.P.R. 156/1973, come modificato da l. 588 del 25.11.1974) prevedeva infatti che i tassi di interesse (art. 172 “esigibili soltanto all’atto del rimborso del capitale“) potessero essere modificati da decreti ministeriali, anche con effetto retroattivo.

E indovina un po’? E’ successo proprio così!

Il 13 giugno 1986, quando l’inflazione italiana scendeva, con il decreto ministeriale del 13.6.1986, è stata introdotta una nuova serie di buoni, la serie “Q”, che andava a sostituire  le precedenti serie emesse.

Tale serie di buoni fruttiferi postali prevedeva interessi di molto inferiori rispetto alle precedenti serie.

In particolare il decreto prevedeva che, per tutti i buoni emessi negli anni precedenti e non ancora scaduti, gli interessi previsti sul buono venissero in automatico sostituiti dai nuovi e più bassi rendimenti della nuova serie “Q”.

Inoltre fu previsto che Poste Italiane potesse continuare a utilizzare la modulistica della precedente serie “P” apponendo:

  •  un timbro sul fronte del buono, per mutare la serie da “P” a “Q”
  • un timbro sul retro per indicare i nuovi e minori rendimenti dovuti per i trent’anni di vita del titolo.

Gli errori di Poste Italiane

Dal 14 luglio 1986, nonostante il vincolo di dover apporre questi 2 timbri, Poste Italiane ha continuato a far sottoscrivere ai risparmiatori italiani buoni delle serie “P” e “O” commettendo degli errori:

  1.  I timbri modificativi della serie e degli interessi non sono stati apposti;
  2. I timbri apposti riportavano solo in parte i nuovi rendimenti dovuti (manca un’indicazione relativa ai rendimenti per gli anni dal 21° al 30° anno);
  3. I timbri apposti riportavano informazioni parziali

In particolare, nel secondo caso, veniva apposto il timbro “Q” accompagnato dall’indicazione dei tassi di interesse applicabili per i primi 20 anni di vita del buono. Non veniva però  apposta nessuna indicazione circa l’entità degli interessi da applicare negli ultimi dieci anni del titolo (il buono della serie Q, così come quelli delle precedenti serie “O” e “P”, aveva scadenza trentennale).

Per Poste Italiane l’omessa indicazione dei rendimenti indicati dal nuovo Decreto del 13 giugno 1986 anche per gli ultimi 10 anni sarebbe irrilevante. Proprio per questo pretende di continuare a corrispondere i nuovi e minori interessi propri della serie “Q” invece delle maggiori somme risultanti dal retro del buono.

Ovviamente i risparmiatori hanno un’idea diversa: l’omessa indicazione dei tassi per gli ultimi 10 anni comporta l’adozione dei precedenti tassi, quelli dei titoli appartenenti alla serie “P”, riportai sul retro del buono e la cui misura consente di ottenere degli importi quasi raddoppiati rispetto a quelli determinati da Poste Italiane!

La nascita del Contenzioso sui Buoni Fruttiferi Postali

Proprio a causa di questa situazione è sorto un forte e ampio contenzioso tra Poste Italiane e i titolari dei Buoni Fruttiferi Postali che rivendicano il loro diritto di avere la somma che gli era stata indicata nel momento in cui hanno acquistato il buono.

Tale questione è molto delicata. Al momento il contenzioso sta vedendo sempre più spesso la vittoria dei titolari di buoni fruttiferi postali, sia con pronunce della Corte di Cassazione che con pronunce dei vari Tribunali e dell’Arbitro Bancario Finanziario

Tuttavia, per ottenere una pronuncia favorevole è fondamentale rivolgersi ad un professionista specializzato, che conosce bene la materia e che vi può aiutare nel migliore dei modi.

Ti trovi in questa situazione e vuoi ottenere il rimborso dei più alti interessi riportati nel retro del tuo buono?

Le diverse tipologie di buoni

Nonostante le numerose vittorie, ci tengo a precisare che non tutti i possessori di buoni fruttiferi postali sottoscritti a partire dal 14 luglio 1986 possono ottenere il pagamento delle somme riportate nel retro dei buoni.

Quello che ti posso assicurare è che, grazie alle numerose e autorevoli pronunce intervenute, ad oggi è finalmente possibile determinare in quali casi e in presenza di quali requisiti è possibile  richiedere e ottenere la corresponsione dei maggiori interessi riportati del retro dei propri buoni fruttiferi postali.

Vuoi scoprire se il tuo buono fruttifero rispetta tali requisiti?

Ora lo vediamo insieme!

Buoni emessi prima del Luglio 1986

Se possiedi un buono fruttifero postale sottoscritto in data antecedente al giugno del 1986, purtroppo Poste Italiane, in forza delle pronunce delle Sezioni Unite della Cassazione, ha il diritto di rifiutarsi di rimborsarteli nella misura indicata sul titolo.

Salvo nuove pronunce da parte della Suprema Corte, per i buoni fruttiferi postali emessi prima del D.M. 13.6.1986 ad oggi non sussistono i presupposti per ottenere la corresponsione dei maggiori rendimenti riportati nel retro dei buoni fruttiferi sottoscritti”

All’epoca della sottoscrizione dei bfp, infatti, non erano vigenti le normativa che invece sono applicabili ai giorni nostri ed in particolare non vi era l’obbligo di comunicare al cliente le variazioni contrattuali per lui peggiorative e la possibilità di poter recedere dal contratto entro due mesi dall’avvenuta comunicazione.

Ecco perché Poste Italiane, in questo caso non si ritrova ad aver commesso alcuna omissione o errore. In questi casi pertanto sia un ricorso in Tribunale sia un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario verrebbero rigettati.

  • Buoni delle serie “O”, “P”, “Q/P”

Se sei possessore di uno o più buoni fruttiferi postali che appartengono alle serie “O”, “P”, “Q/P” sottoscritti a partire dal 14 luglio 1986, allora buone notizie!

Infatti, poichè vengono rispettati i requisiti previsti nelle pronunce della Corte di Cassazione e dell’Arbitro Bancario Finanziario, hai la fortuna di poter ottenere il pagamento di quanto previsto nel retro dei tuoi buoni e non le minori somme determinate da Poste Italiane.

A seguito di una serie di importanti sentenze che sono riuscito a ottenere in numerosi Tribunali italiani, interpretando in modo corretto i principi affermati dalla Cassazione e dell’Arbitro Bancario Finanziario, hai la fortuna di poter ottenere il pagamento di quanto previsto nel retro dei tuoi buoni e non le minori somme determinate da Poste Italiane.

  • Buoni delle serie “Q”

MODULO SERIE Q CON TABELLA SUL RETRO

Anche se sei titolare di buoni della serie “Q” sottoscritti a partire dal 14 luglio 1986 e sul retro è presente la tabella con i rendimenti, allora puoi ottenere il pagamento di somme maggiori rispetto a quelle calcolate da Poste Italiane!

MODULO SERIE Q CON timbro ad inchiostro senza TABELLA

Se invece possiedi un buono della serie “Q”, ma sul retro non è presente una tabella che indica lo sviluppo del capitale e gli interessi ma solo un timbro con la misura dei tassi previsti, purtroppo ti sconsigliamo un intervento contro Poste Italiane.

Riassumendo, puoi ottenere una somma maggiore a quella che Poste Italiane ti vuole corrispondere se il tuo buono fruttifero postale rispetta i seguenti criteri:

  1. E’ stato emesso a partire dal 14 Luglio 1986
  2. Appartiene alla serie “O” , “P”, “QP”, “Q”
  3. Sul retro è presente una tabella con i rendimenti riportati in misura percentuale e in lire

In mancanza di questi requisti invece non è possibile ottenere più di quanto ti viene corrisposto.

I tuoi buoni postali rispettano questi criteri?