I Buoni Fruttiferi postali con timbro parziale e senza timbro

I Buoni Fruttiferi postali con timbro parziale e senza timbro

Con ordinanza del 16 luglio 2021, il Tribunale di Milano si è pronunciato sul diffuso caso di buoni fruttiferi postali emessi in data successiva al Decreto Ministeriale del 13.6.1986 per i quali Poste Italiane ha utilizzato la modulistica di una precedente serie (in questo caso la serie “O” ma altrettanto spesso è successo con la serie “P”) e, in senso contrario alle previsioni normative, si è limitata ad apporre i timbri della nuova serie “Q” esclusivamente sul fronte ma non anche sul retro (e farei seguire questa frase da una foto del fronte e una del retro).

Come affermato dal Giudice del Tribunale di Milano, nei casi in cui Poste si è limitata ad apporre i timbri della nuova serie “Q” senza apporre alcun timbro riportante i nuovi rendimenti nel retro, devono essere corrisposti i rendimenti originari riportati nella tabella.

Ciò vale sia nei casi in cui non vi sia alcun timbro nel retro, sia nei casi in cui sia stato posto il timbro riportante i rendimenti della sola serie “P” (foto 2), sia nel caso in cui sia stato posto un timbro che riporta le seguente dicitura <<I tassi sono suscettibili di variazioni successive a norma di legge.

L’ammontare degli interessi è suscettibile alle trattenute fiscali previste alla data di emissione

Per tutti questi casi Poste Italiane non ha rispettato la previsione normativa che richiede esplicitamente di riportare nel retro del buono i nuovi rendimenti della serie Q con conseguente diritto del risparmiatore di ottenere il pagamento dei rendimenti originali riportati nel retro del buono (che per un buono da 5.000.000 lire significa ottenere il pagamento di oltre 22.000 euro in più (!) rispetto a quanto determinato da Poste)

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